“Cosa può fare la pittura? Può forse opporsi, così indifesa, debole e lontana, agli innumerevoli mostri del presente? Montebello non si è nemmeno per un istante posto il problema”  Jean Clair

Le sale del Museo Correr di Venezia ospiteranno fino al 10 settembre la mostra Roger de Montebello. Ritratti di Venezia e altri ritratti a cura di Jean Clair.

 

Roger, ci racconti qualcosa di lei. Come si è interessato alla pittura?

In primo luogo, come tutti i bambini, mi sono interessato ai colori. Le biglie mi affascinavano particolarmente per la loro bellezza trasparente. In seguito da adolescente, costruivo installazioni con punti luce riflessi su oggetti attentamente disposti su scaffali, per creare giochi di luce e ombra, e contemplando le ombre proiettate sulle pareti. Poi un giorno, quando avevo 17 anni, uno zio ha portato a casa un catalogo della grande mostra dedicata a Jackson Pollock presso il Centre Pompidou nel 1982. È stata una rivelazione, perché sono cresciuto in una famiglia rivolta all’arte figurativa e al surrealismo. Scoprire i dipinti di Pollock, anche se si trattava della sua prima produzione, mi ha dato una chiave per la libertà, anche se non ho mai dipinto come lui e non ho mai ispirato a farlo. A quel punto per me l’avventura della pittura poteva cominciare.

 

In che modo Venezia ispira i suoi lavori?

Ho sempre amato i tre celebri quadri dedicati alla Città ideale, dipinti dall’entourage di e conservati nei musei di Baltimora, Berlino e Urbino. Tuttavia, ho sempre intuito che mancasse qualcosa per essere veramente perfetta: l’acqua, per questo motivo è stato naturale per me riconoscere in Venezia la materializzazione della città ideale. Per il pittore la realtà veneziana ha il vantaggio di essere osservabile. L’acqua e l’architettura, ovvero, la natura e la cultura, si compenetrano creando un’armonia che mi tocca in profondità e che è sufficiente, nella sua ampia molteplicità, ad ispirare gran parte del mio lavoro. Amo molto la fusione unica tra la pietra e il marmo secolari con la variabilità infinita e inedita dei riflessi luminosi. Ho la sensazione che il mondo qui rinasca ogni istante. Ogni volta, Venezia emerge dall’acqua in un trionfo di luce sulla materia.

 

Alcuni dei suoi quadri sono dedicati alla corrida spagnola. Cosa le suggerisce la corrida?

La corrida è l’occasione per un pittore di assistere in prima persona ad una scena quasi mitologica: un essere umano, come un eroe, vestito di colore e luce in un contesto chiuso e circolare mette a rischio la propria vita per dominare un animale selvaggio e indomabile, in un rituale associato al coraggio, destrezza, nobiltà ed eleganza del gesto. Una vera e propria danza di fronte alla morte in cui il torero trionfante è acclamato come un artista. La corrida è evoluta notevolmente dopo il XIX secolo e la ricerca della bellezza del gesto estetico è divenuto dominante nella corrida attuale. Per il pittore è una festa: infinita varietà di movimento, di gestualità, di ombre di luce e di ritmo. L’essenza della corrida, secondo me, è nel gioco tra la luce del sole con l’ombra semicircolare e misteriosa dell’arena. La lotta vitale e la risoluzione tragica emergono visivamente da questo incontro.

 

 Vanessa Marchegiani

 

images credit: Veduta della mostra Roger de Montebello.

Ritratti di Venezia e altri ritratti, Museo Correr.

©Barasciutti Roger de Montebello nel suo atelier

Roger de Montebello.

Ritratti di Venezia e altri ritratti dal 13 maggio al 10 settembre 2017 presso il Museo Correr, San Marco 52, Venezia

www.correr.visitmuve.it

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- Veduta della mostra Roger de Montebello. Ritratti di Venezia e altri ritratti, Museo Correr. ©Barasciutti