Il 2 e il 3 Marzo torna Milano Connecting Studio con l’evento Per riscattarlo da te, ti porto doni infiniti aprendo le porte di LABO: lo studio degli artisti Laura Bassan (Arti Orafe), Maria Chiara Lamperti (Arti Orafe), Isabella Nazzarri (Pittura e Video), Michael Rotondi (Arti Visive) e Chiara Sorgato (Pittura); nonchè uno spazio poli-funzionale di arte visiva ed oroficeria.

Milano Connecting Studio nasce dalla volontà di sperimentare la fruizione dell’arte contemporanea attraverso esposizioni-evento all’interno dei luoghi in cui l’arte viene prodotta. L’ambiente intimo, informale è motore di incontro e dialogo tra artisti e visitatori connettendo gli studi d’artista al tessuto sociale. Una realtà giovane in costante crescita ed aperta a chiunque abbia il desiderio di scoprire e conoscere gli artisti che lavorano sul territorio milanese.

Il titolo Per riscattarlo da te, ti porto doni infiniti, tratto dall’Iliade di Omero, riprende il concetto della xènia: la sacra ospitalità classica.

Nella Grecia antica, il termine era inteso nel duplice senso di ospitalità e dono; con la Roma Imperiale di Vitruvio il termine xènia divenne identificativo di un particolare genere di pittura volto all’arredamento delle stanze riservate agli ospiti. Xènia diventa sia opera d’arte intesa come dono all’ospite, sia un termine coincidente spesso con hospitum.

Non è la prima volta che LABO apre le sue porte ai visitatori con un evento di open-studio (Capriole, 2017 e Turn On, 2016), così come non è raro che LABO funga da catalizzatore per la nascita di nuove collaborazioni e progetti. Dal 2012, LABO è un’officina di idee aperta a tutti quelli che vogliono percorrere i tracciati della produzione artistica e vivere il luogo dell’esperienza creativa. Si è costantemente ospiti qui da LABO e si è sempre ospitati volentieri. Quando si lascia il laboratorio si è pervasi da una nuova energia: resta la voglia di confrontarsi, il desiderio di farne parte ed approfondire il proprio percorso, perchè ciò che si è visto non lascia indifferenti.

Gli artisti di LABO sono impegnati ciascuno nella propria ricerca, nel proprio lavoro e nelle proprie scoperte in un confronto inevitabile che arricchisce il proprio percorso, senza tuttavia snaturarlo.

Così riscattano alla città il loro spazio creativo donando in cambio le loro opere pervase da questa energia.

Le ricerche di Nazzarri, Rotondi e Sorgato trovano nella pittura e nell’interiorizzazione visiva un’origine comune da cui sviluppano percorsi autonomi.

Isabella Nazzarri

Isabella Nazzarri (Livorno, 1987) pratica la “pittura come esplorazione” (cfr. Daniele Capra, Clinamen, 2017) riponendo il suo soggetto nel gesto stesso del farsi della pittura adoperando, così, una “trasposizione visiva di costrutti mentali e stati d’animo” (cfr. Ivan Quaroni, Vita delle forme, 2016). La stessa Nazzarri afferma: “Queste immagini rifluiscono successivamente nei dipinti sotto forma di ricordi (…) io non rappresento una roccia ma con il gesto evoco quello che ho visto, l’essenza della roccia ad esempio, il pattern”.

 

Michael Rotondi (Bari, 1977) è, invece, un “accumulatore di stimoli visivi” (cfr. Marco Roberto Marelli, I don’t care about painting, 2016): dall’immaginario popolare e punk, all’arte antica, il suo operato spazia nella più completa libertà espressiva originando il suo lavoro a partire da immagini preesistenti nella memoria collettiva e personale. La sua pittura diviene un pretesto per instaurare una relazione tra sé e gli altri. Rotondi, in una conversazione con Arianna Baldoni, afferma: “Come se scavando nei nostri ricordi, trovassimo un’immagine simile perché ogni paesaggio può essere lo stesso. E ogni luogo è casa nostra, dove nessuno è mai straniero” (cfr. Arianna Baldoni, Cairo Editore, 2017).

 

Chiara Sorgato (Padova, 1985) rappresenta la propria rielaborazione personale dei luoghi comuni e degli idoli del nostro tempo attraverso il colore e un linguaggio figurativo, simbolico, enigmatico e complesso. Descrive così Emanuele Beluffi: “False nozioni che sedimentano nelle nostre teste (…). Proprio a causa di questi idoli/pregiudizi navighiamo costantemente nell’opinione e nel falso dogmatismo. Un’ironia tagliente è una costante nel lavoro di Chiara Sorgato: lo possiamo considerare come una grande metafora ironica” (cfr. Emanuele Beluffi, Idoli della mente, 2017). “Pare di assistere alla bestialità umana e delle umane cose” (Lucia Grassiccia, From first to last through violence and dust, 2015) o come afferma la stessa artista: “Attraverso i social, i blog e i vari fenomeni culturali, sviluppo delle possibili teorie su come si evolverà la società contemporanea”.

 

Tra le opere presentate durante l’evento Per riscattarlo da te, ti porto doni infiniti organizzato da Milano Connecting Studio vi saranno: Sistema Innaturale 9 (2015) ed Innesti 54 (2016) di Isabella Nazzarri; After and before (2018) e Still Life (2014) di Michael Rotondi; Red to end (2017) e Rotola dalla terra piatta (2017) di Chiara Sorgato.

 

Laura Bassan e Maria Chiara Lamperti invece sviluppano la loro ricerca nell’ambito dell’oreficeria. Formatesi entrambe presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, prima di intraprendere studi specialistici, e condividendo il laboratorio con i tre artisti, affrontano l’oreficeria in un costante confronto con l’arte contemporanea.

 

Il motto di Laura Bassan (1990) è The perfection of imperfection, ossia che “l’artigianale è bello perché c’è un’imperfezione nel lavoro. L’imperfezione rende un gioiello unico, come rende una persona unica. Alla fine delle cose belle ci innamoriamo tutti, quando ci innamoriamo anche delle imperfezioni scopriamo l’unicità”. Durante l’evento del 2 e 3 Marzo, presenterà parte della collezione Moonrise: un serie di gioielli che affrontano lo studio della texture e il rapporto tra matericità e minimalismo.

Maria Chiara Lamperti

Maria Chiara Lamperti (1989), di formazione scultrice, presenterà la sua collezione di Gioielli Microsculture. Il gioiello di Lamperti si origina all’interno di un flusso costante e ininterrotto di scoperte e confronti che trovano nel figurativo il loro tratto distintivo. “C’è stata la serie delle teste che ho fatto quando ero a Firenze (…). La prima testa era ispirta a Rodin, la seconda ispirata al Neoclassico, la terza testa era ispirata a Masserschmidt … e va avanti così, scopro una cosa e creo una micro-collezione: è un continuo flusso”.

Durante l’evento Per riscattarlo da te, ti porto doni infiniti sarà possibile incontrare gli artisti di LABO.

IN COVER: Chiara Sorgato, Rotola dalla terra piatta, 200×150 cm, olio su tela,2017