Parlare di corpi nel cuore della smaterializzazione (o immaterializzazione?)  è parte praticamente obbligata di un’attualità inestricabile che ha ripensato i contatti e i rapporti sociali, spaziali, temporali e culturali.

Il corpo, animato o inanimato che sia, di natura reale o virtuale, è anche centro nevralgico della ricerca performativa di Michele Rizzo in Spacewalk che prima di arrivare al Colorificio come percorso esperienziale fisico e mentale, nasce come processo performativo ad Amsterdam.

È la costruzione, da parte del corpo, di identità individuali nel contesto sociale del club, che porta l’artista a riflettere sul dislocamento del punto di vista e sul riconoscimento, atto fondativo e politico per eccellenza.

Si instaura così un rapporto conflittuale e intricato tra soggetto e oggetto o chi e che cosa, in maniera poco chiara, possa essere chiamato tale.

Lo sguardo, uno e situato, diventa sguardo multiplo e destrutturato.

La natura complessa di questo rapporto può sperare di tendere, almeno per il momento, ad un’unica ipotesi di conciliazione che culmina in un insieme di interrogativi: chi guarda e chi viene guardato? Tutti guardano o tutti sono guardati?

Dal moto libero della performance, il percorso di installazioni e video al Colorificio, circoscrive l’esperienza ad uno spazio ridimensionato dove il dualismo costrizione e movimento si impossessa dello spettatore, soggetto che posa il suo sguardo dentro e fuori da sé.

La realtà del club, infatti, può innescare al contempo un processo di decostruzione delle identità, in quanto spazio condiviso e individuale, dove partecipazione e alienazione seguono di pari passo, determinando una presenza totale oppure una via di fuga verso l’astrazione.

Michele Rizzo si concentra però sul processo costruttivo e traduce la sua riflessione in due esperienze artistiche, un volo d’uccello attraverso randering in 3D dove planare su una città di nessuno, vuota, e presentata in un movimento vertiginoso che rinnova il suo moto; e una maquette.

La maquette è fastidiosamente bianca, inospitale nella sua purezza e prefigura un ambiente distopico in cui solo lo scorrere di un corso d’acqua, che possiamo vedere lì, davanti ai nostri occhi, segnala una qualche presenza vitale che attraversa l’immobilità del sistema architettonico in scala.

Sopra c’è una luce led che trasforma e decide le sembianze cromatiche che assume la patina immacolata di questo mondo in miniatura.

Entrambi gli spazi immaginari, del video e della maquette, sono senza soggetti in quanto spazi non in essere, ma in potenza, in divenire.

Luoghi ancora da abitare.

La maquette è luogo fisico ma al tempo stesso anche realtà fittizia che ogni corpo, lo spettatore, è in grado, individualmente, di abitare.

Non deve necessariamente abitare quella specifica realtà, costruzione virtuale dell’artista stesso, ma la propria realtà immaginifica.

Il corpo non è più materia pesante, ma si fa leggero, finalmente capace di scorrere, con lo stesso ritmo del fiume, non nel qui e nell’ora ma in uno spazio oltre le barriere del contingente.

Fisico e virtuale si confonde, ciò che era situato – sembra quasi di poterlo visualizzare – fluttua nell’altrove fittizio come un satellite fuori orbita.

Così che la maquette sia insieme molla e punto d’arrivo e il randering in 3D simulazione e città da sorvolare davvero.

Il cielo, il suono, il fiume, le case sono in potenza, al Colorificio e altrove innescando una metamorfosi tale per cui il corpo, performando, diventa pensiero di se stesso, salpando da una realtà collettivamente consolidata che trova il suo equilibrio nel già visto e nel già sentito.

 

 Cecilia Angeli

 

Michele Rizzo, SPACEWALK (still), 2018. Courtesy the Artist

Michele Rizzo, SPACEWALK (still), 2018. Courtesy the Artist

 

Michele Rizzo, SPACEWALK (detail), 2018. Courtesy the Artist and Il Colorificio. Photography by Filippo Gambuti.

Michele Rizzo, SPACEWALK (detail), 2018. Courtesy the Artist and Il Colorificio. Photography by Filippo Gambuti.

 

Michele Rizzo, SPACEWALK (still), 2018. Courtesy the Artist

Michele Rizzo, SPACEWALK (still), 2018. Courtesy the Artist

 

In cover: View of the exhibition “SPACEWALK” by Michele Rizzo. Il Colorificio, Milano (2018). Courtesy the Artist and Il Colorificio. Photography by Filippo Gambuti

 

Spacewalk / Michele Rizzo

Dal 24 febbraio al 25 marzo 2018

presso Il Colorificio, via Giambellino 71, 20146 Milano

www.ilcolorificio.org