Quando da bambini si guardavano le immagini che i giochi di luce proiettavano sulle pareti, spaventati di vedere in quelle figure, un essere mostruoso che spiava ogni movimento, tutto era intriso di una fede, resa cieca dalla paura, nel fantastico.

Quell’idea di visione apparente (che etimologicamente ha a che fare con l’apparizione) viene mantenuta da Tom Friedman che a Vistamare, nuova sede a Milano, presenta alcuni suoi lavori realizzati tra il 2016 e il 2018.

Sono tutte figure video del linguaggio del quotidiano che vengono proiettate, muovendosi, sulle pareti bianche della galleria.

Esistono in uno stato di latenza eterna perché si ha la sensazione che l’immagine non emerga mai e al contempo ricordano lo stato tipico dell’ apparizione, come già riportato, che ha vaghe affinità con le fantasmagorie settecentesche di cui non mantengono, nonostante il titolo, l’analogia con il mondo delle tenebre e con la spettacolarizzazione.

I lavori di Friedman risultano delicati nella loro impercettibilità che appunto si gioca su una linea molto sottile tra manifestazione e scomparsa,  ma non hanno nessun intento ludico o scenografico.

La loro consistenza, o mancanza di consistenza, le rende più delle parvenze, delle memorie, degli echi che sottraggono, senza farlo però del tutto, il referente, valorizzandolo nella sua presenza che si fa più opaca.

Tom Friedman, Shaky Window, 2017 Video proiezione, muto. Dimensioni variabili Video projection, silent. Dimensions variable © Tom Friedman; Courtesy of the artist, Vistamarestudio, Milan, Luhring Augustine, New York, and Stephen Friedman Gallery, London.

 

Un aquilone, un sole, una candela, una finestra sono tutti oggetti immediatamente riconoscibili che nell’istantaneo producono associazioni con figure tangibili che siamo soliti conoscere molto bene, ma la loro natura impone una riflessione più paziente.

La loro presenza sulla parete sembra messa in discussione dalla mancanza di concretezza dell’opera.

Ho fatto una prova: ho provato ad oscurare una figura, usurpando il diritto di visibilità della proiezione, compromettendola, e affermando la mia supremazia (materica, soltanto) sull’opera stessa che si è arresa, capitolando di fronte alla sua vulnerabilità che è insieme il suo valore.

L’inconsistenza dell’immagine che c’è e non c’è, che viene percepita, direi quasi sotto pelle, sotto la superficie del sensibile appartiene alla sfera dell’allucinazione e dell’illusione che abita lo spazio del liminale e per sua natura è imprendibile.

La vedi, ma ti sfugge sotto gli occhi.

Al limite, al confine, nel limbo della visione, Tom Friedman ha riflettuto a partire da un fattore con cui ha avviato il suo progetto, ovvero la luce e la sua interferenza nello spazio e nel tempo con cui viene ripensata la consapevolezza della visione e della visibilità, recuperando un valore aggiunto nell’assenza dell’immagine che lascia andare ormai l’oggetto e il significante.

 

Cecilia Angeli

 

In cover: Tom Friedman, Alien, 2018 Video proiezione, muto. Dimensione variabile. Video projection, silent. Dimensions variable © Tom Friedman; Courtesy of the artist, Vistamarestudio, Milan, Luhring Augustine, New York, and Stephen Friedman Gallery, London.

 

Ghosts and UFOs: Projections for Well-Lit Spaces / Vistamarestudio

dal 24 marzo al 26 maggio 2018

presso Vistamarestudio, Viale Vittorio Veneto 30, 20124 Milano

www.vistamarestudio.com