Mary Zygouri è un’artista greca e il suo corpo si ripete, comparendo sulle pareti di Prometeo Gallery.

In realtà il termine comparsa è riduttivo, non è un corpo etereo, ma piuttosto materico che impone la sua presenza, è altero e tangibile.

Si muove nello spazio intervenendo su di esso, anche se spesso è costretto e limitato.

Venere on the rugs, in prestito e in omaggio a Pistoletto, con cui ha collaborato per questa performance, è proprio il passaggio da uno spazio chiuso e sotterraneo ad uno spazio aperto dove la Venere può risorgere con i suoi stracci ma custodendo le virtù della sua femminilità.

Porta con sé l’omaggio alla donna come figlia, mamma e nonna che non soccombe al peso, ma lo sopporta e se ne fa carico durante il suo percorso, inteso come spazio fisico che vediamo lì, proiettato sul muro, e metaforico.

Lo spazio che Mary ha scelto è quello della sua patria, la Grecia, di cui ha isolato un tragitto piuttosto lungo di 15 km che ha una caratteristica precisa: è il più inquinato di tutto il territorio.

È già contenitore di un paradosso, terra originaria della Venere e al contempo terra dello straccio e dello scarto, di una bellezza femminile corrotta da una macchia indelebile di sporcizia.

Sotto il corpo in movimento, accerchiato da un pubblico partecipe, ci sono i sandali come oggetto di continuità tra il tempo della performance e il tempo della sua riproduzione, segno passato e invito futuro di un’azione, che proiettano sullo schermo uno sdoppiamento, creando l’illusione di avere due paia di scarpe, magari come chiamata amichevole all’intervento.

Mary Zygouri, Venus on the Rugs

È di questo che si nutre l’azione artistica di Mary Zygouri, di un intervento civile e politico che abbia forza incisiva e potere eversivo, per mettere in discussione quello che abbiamo sempre sotto gli occhi e che, talmente consolidato e stratificato entro i confini dell’ovvio, non riusciamo quasi a chiamare più e a riconoscere.

La consapevolezza da suscitare con l’intervento, colpisce direttamente le persone considerate come corpi agenti che intervengono, anch’essi, alla performance. Non sono sotto il palcoscenico, ma sono sopra, anche loro come parte integrante del processo performativo, anche quando formano una solenne processione dietro la Venere di Pistoletto.

Il confine umano e fittizio iniziato dal rapporto tra il corpo e la statua, si fa più complesso in un’altra performance dove il luogo scelto raggiunge un grado di costrizione fisica estrema.

In Movimento in Semi Libertà lo spazio dove corpi e manichini dialogano macchinosamente tra loro è l’ex carcere di Putignano inquadrato attraverso le sue mura alte e compatte dove si dirigono tutti, esseri animati e non.

Sembrano non arrivare da nessuna parte, impossibilitati a passare oltre la rigidità e durezza del muro, mentre stanno seguendo la direzione sbagliata che li porterà ad uno scontro imminente che, però, non ci è dato vedere. I manichini dal video sono migrati dal video proiettore alla sala dove si confondono con le persone in uno stato di irriconoscibilità e illusione, rafforzata dalla mancanza di illuminazione.

Chi sono gli attori e chi gli spettatori? Chi sta guardando chi e chi viene guardato?

 

Cecilia Angeli

 

In cover: Mary Zygouri, The Round Up 2017. Courtesy of Prometeo Gallery

 

La Répétition de l’Impossible, Mary Zygouri

dal 12 aprile al 31 maggio 2018

presso Prometeo Gallery di Ida Pisani, Via Giovanni Ventura 6, 20134, Milano

www.prometeogallery.com