Secession 2000-2005 è la personale di Adam Gordon alla galleria ZERO e ha un titolo dichiarativo, affermativo. È una parola che porta con sé un’azione, quella separativa, del distacco, che in un certo senso prepara al tipo di esperienza.

È un percorso ben definito, in parte costrittivo, troppo rigido e denso, per quanto sia invece iscritto in uno spazio completamente scarnificato, ridotto all’essenziale e costituito di pochi elementi, quelli propri della galleria come contesto – pareti, pavimento, finestre- e quelli aggiunti da Gordon – un ventilatore, una luce a led e una barriera di plexiglas.

È un percorso che contiene un limite, un confine di demarcazione che separa due differenti spazi.

Uno bianco e l’altro nero. Uno illuminato, uno buio. Uno libero (per quanto sia), uno costretto.

Ma dov’è il limite? Nel passaggio tra questi due spazi oppure è solo illusorio? È forse più avanti il limite, nell’incontro con un muro di plexiglas?

O è invece situato oltre, in quel punto inaccessibile dove si intravedono le sbarre di un cancello chiuso?

installation view ZERO…, Milan, courtesy of ZERO…

Letto in questo senso, il percorso può risultare una stratificazione di limiti, materiali, evidenti, oppure totalmente illusori da cui interpretare e analizzare i limiti astratti di ciò che significa oggi opera d’arte.

Infatti in questa esperienza dello spazio, viene posta allo spettatore anche la questione dello sguardo, sia contingente, relativa al cosa vedere in quel preciso momento, e più ampia, come vera e propria “problematizzazione della visione”.

Cosa deve vedere lo spettatore? Dove deve guardare? Cosa deve guardare? Perché deve guardare?

C’è un senso di affaticamento, di ricerca nello spazio, di qualcosa da individuare come se fosse un’urgenza, una vera e propria perquisizione visiva di qualcosa che manca, uno scan ottico che inizia nel momento in cui il corpo dello spettatore abita lo spazio e termina con l’uscita da esso.

Ma nella perquisizione accurata, la secessione è drammatica, non è debole, non è delicata, si impone.

In questo processo di ricerca dello spettatore che, appunto, problematizza la visione, la mancanza della rappresentazione consueta, spinge anche a considerare, oltre l’oggetto guardato, il soggetto guardante che, potenzialmente, potrebbe essere addirittura spiato delle telecamere di sorveglianza, come se il suo corpo fosse una cavia, un ricettore potenziale di stimoli e percezioni da monitorare.

Che il soggetto guardante sia indispensabile nella ricezione dell’opera artistica è ovvietà, ma in questo percorso il peso del corpo che calpesta, sente, tocca lo spazio va sottolineato con un’intensità particolare, la stessa che viene percepita entrando in contatto con l’esperienza.

L’esito di questo contatto può essere vittorioso o un fallimento.

installation view ZERO…, Milan, courtesy of ZERO…

 

Cecilia Angeli

 

In cover: installation view ZERO…, Milan, courtesy of ZERO…

 

Secession 2000-2005, Adam Gordon

Dal 01 Febbraio al 30 Giugno 2018

Presso Galleria Zero, Viale Premuda 46, 20129 Milano

http://www.galleriazero.it