A Brema c’è una casa delle culture ufficialmente chiamata Überseemuseum inondata di luce anche nelle giornate d’autunno piovose, poiché luogo di incontro e di sguardi dal mondo. Camminando fra i diversi piani del museo si finisce per seguire un po’ la corrente e navigare alla cieca fra i continenti fino a mescolarsi con quel flusso disomogeneo. Profili di città, statue votive, abiti, cibi tipici, flora e fauna caratterizzanti dei differenti habitat e così via. La stessa confusione mentale che si percepisce quando si è immersi nel caos di una nuova città, specialmente in una cultura diversa e per questo più oscura e di difficile comprensione all’inizio. Oggetti e temi che si susseguono con piccole variazioni, perché l’essere umano utilizza in fondo gli stessi strumenti per sopperire al mistero della vita. Sceglie una città che lo accolga, una religione che lo rassicuri verso l’ignoto, un modo di vestire, una dieta adeguata alla sua persona. Temi che subiscono sì variazioni, ma che alla base rimangono gli stessi con la particolarità di venir applicati su larga scala. E in questo museo sono presenti così tante variazioni, che lasciano per un po’ allo stupore di prendere il sopravvento su ciò che è conosciuto lasciando agli interrogativi la facoltà di affacciarsi alla mente. Che cos’è una cultura? Cos’è la tradizione? Cosa le abitudini e i costumi di una civiltà? Sono domande a cui si può provare a rispondere in chiave antropologica, purché si lasci a questi termini la libertà di mutare nel tempo e non far sì che assumano forme fisse.

Goldschatz im Bereich Einwanderung, Amerika © Übersee-Museum Bremen, Foto: Matthias Haase

Goldschatz im Bereich Einwanderung, Amerika
© Übersee-Museum Bremen, Foto: Matthias Haase

All’ultimo piano dell’edificio, nel Kabinett Überseemuseum, una piccola mostra interessante occupa una sala non troppo grande, ma ben illuminata. Australische Ghostnets, il titolo che delinea il concetto chiave di quest’istallazione un po’ ondeggiante nonostante l’assenza del mare. Queste creature marine inanimate sono il frutto della loro stessa prigione: delle reti da pesca colorate trovate sulle spiagge australiane e trasformate in opere d’arte dagli abitanti del luogo. I dieci pittori e pittrici della Aborigine Community Pormpuraaw e gli abitanti dell’isola Erub, non lontana dalla Papua Nuova Guinea, lanciano sia un grido contro l’inquinamento delle acque, sia danno forma alle reti una forma nuova, lontana dall’utilizzo originario, simile alle creature che popolano gli oceani. Un tuffo nelle acque di un continente geograficamente lontano rispetto all’Europa, ma incredibilmente vicino se lo si osserva attraverso i piccoli fori di quelle reti spesse e inadeguate alla bellezza del mare.

 

Vanessa Marchegiani

 

 

Künstlerinnen und Künstler der Erub Community © Erub Arts, Courtesy of Arts d'Australie Stéphane Jacob, Paris, Foto: Lynnette Griffiths

Künstlerinnen und Künstler der Erub Community
© Erub Arts, Courtesy of Arts d’Australie Stéphane Jacob, Paris, Foto: Lynnette Griffiths

 

Michael Norman und seine Arbeit "Dugong" © Pormpuraaw Art & Culture, Courtesy of Arts d'Australie, Stéphane Jacob, Paris, Foto: Paul Jakubowski

Michael Norman und seine Arbeit “Dugong”
© Pormpuraaw Art & Culture, Courtesy of Arts d’Australie, Stéphane Jacob, Paris, Foto: Paul Jakubowski

 

Australisches Ghostnets / Übersee Museum Bremen

dal 24 agosto 2018 al 25 novembre 2018

presso Übersee Museum Bremen, Bahnofplatz 13, Brema, Germania

www.uebersee-museum.de

 

In cover: Außenansicht Übersee-Museum Bremen © Übersee-Museum Bremen, Foto: Matthias Haase