“im Kopf bedenken.

die Hände wissen nichts davon“

Doris Weinerberger, Homus hapticus, 2018

Al GAK – Gesellschaft für Aktuelle Kunst di Brema i suoni sono ovattati dalle spesse mura che delimitano lo spazio. Bianco su bianco illuminato dai raggi del sole che, rispecchiandosi sul Weser, passano il limite delle vetrate. Chiusi in questo piccolo centro per l’arte contemporanea si perde il contatto con il mondo esterno, particolarmente vivace in questa domenica di un ottobre troppo caldo per questa città del Nord. La mostra Further Thoughts on Earthy Materials, in collaborazione con la Kunsthaus Hamburg, indaga, tramite l’utilizzo di un materiale duttile come l’argilla, i mutamenti del corpo. Ne indaga la conformazione, la capacità di adattamento, ne aumenta l’espressività apponendogli dei componenti estranei in materiale solido fino a rendere più difficoltoso lo svolgere delle funzionalità di quell’arto. Ne indaga l’assenza, la presenza, il desiderio di vederlo diverso, il desiderio di sentirlo scomparire sotto quell’apporto di materiale estraneo sulla propria pelle.

Ausstellungsansicht FURTHER THOUGHTS ON EARTHY MATERIALS GAK Gesellschaft für Aktuelle Kunst Photo: Tobias Hübel

Ausstellungsansicht FURTHER THOUGHTS ON EARTHY MATERIALS
GAK Gesellschaft für Aktuelle Kunst
Photo: Tobias Hübel

Lievemente nascosto e in un angolo della sala dove il bianco delle pareti risultava essere più attenuato, un proiettore in bianco e nero mandava in scena scatti in cui l’argilla si impossessava del viso, delle mani, delle braccia delle artiste Nina Hoffmann e Kathrin Sonntag, Up in arms, 2017, Projection of 81 diapositives. Il rumore cattura ricordandomi un passato che non c’è più in cui ero piccola e non vedevo l’ora di sedermi sul divano e vedere le diapositive. Eppure, queste sono così grigie, così immobili, che rimandano ad una fissità del corpo che l’argilla tende a mettere in luce. Impedendogli di sperimentare la propria fisicità, permettendogli di discostarsi da essa per avvicinarsi a un profilo che non conosce. La mostra si lega in questo anche Cindy Sherman, di cui avevo già parlato, allestita presso l’adiacente Weserburg Museum, collegando il mutare continuo di Cindy, lo studio della sua immagine tutto all’infuori del reale, sintomo di una necessità dell’uscire dal limite che ci permette di stare al mondo, ma che è insufficiente e incapace di esprimere ciò che custodisce al proprio interno. Qui si inserisce l’utilità e la necessità di materiali, del trucco, di oggetti da apporre al corpo per consentirgli di mutare e di perdere quella fissità che non gli è propria. Mutando in questo modo si perde però il contatto con il reale, con il corporeo si finisce per divagare rendendo il corpo un mero strumento, scatola, contenitore di esperimenti esasperanti frutto dell’ossessione di varcare quel limite che muta, sì con il tempo, ma discostandosi ogni volta sempre di più dall’immagine che abbiamo di esso.

 

Vanessa Marchegiani

 

 

Ausstellungsansicht FURTHER THOUGHTS ON EARTHY MATERIALS
GAK Gesellschaft für Aktuelle Kunst
Foto: Tobias Hübel

Ausstellungsansicht FURTHER THOUGHTS ON EARTHY MATERIALS GAK Gesellschaft für Aktuelle Kunst Foto: Tobias Hübel

Ausstellungsansicht FURTHER THOUGHTS ON EARTHY MATERIALS
GAK Gesellschaft für Aktuelle Kunst
Foto: Tobias Hübel

 

Further Thoughts on Earthy Materials / GAK Bremen

dal 15 settembre al 18 novembre 2018

presso il GAK – Gesellschaft für die Aktuelle Kunst, Teerhof 21 Bremen

www.gak-bremen.de

 

In cover: KRIS LEMSALU, Mysteriously conceived and deeply felt, 2018, Porzellan, Textilien, Metall, Münzen, Rosen, Wasser
130 x 130 x 100 cm, Courtesy Kris Lemsalu & Koppe Astner Gallery & Temnikova & Kasela Gallery. Foto: Tobias Hübel