Berlino è una città dai mille volti. Le più diverse architetture conferiscono allo spazio una scarsa omogeneità visiva e finiscono per confondere l’avventuriero, che, continuando a riflettersi in un frammento di città differente, è incapace di rispondere alla propria domanda interiore: qual è, se esiste, il cuore di Berlino? Tonalità di grigio si amalgamano guardando il cielo sopra Berlino, le vie che ad esso sottostanno e gli edifici possenti che abbracciano Potsdamer Platz, nel quartiere Tiergarten, luogo devastato dalla guerra e dal muro, infine beneficiario di un progetto urbano assegnato, nel 1992, a Renzo Piano Building Workshop e che coinvolse, nelle fasi successive, anche altri architetti.

© RPBW Ph: Vincent Mosch

© RPBW Ph: Vincent Mosch

Lasciando la piazza, e dirigendosi verso il Martin-Gropius-Bau, costeggiando la Topographie des Terrors, si giunge a Kreuzberg, quartiere che vede muoversi sullo sfondo la mongolfiera “Weltballon”Die Welt, che in qualche modo ricorda al turista-avventuriero di essere nel mondo, di essere venuto al mondo per esserci. La luce del crepuscolo conferisce agli edifici un’ombra sinistra e Google Maps consiglia di percorrere la via lungo il Landwehrkanal per giungere al luogo che il turista-avventuriero-artista cerca di raggiungere muovendosi con fare un po’ circospetto nella via che si fa sempre più scura.

This can't be happening, Installation view

This can’t be happening, Installation view

In Dieffenbachstraße 31, in cui This can’t be Happening in realtà stava già accadendo, la città muta di nuovo conquistando un’eleganza rivelatrice e accattivante. Dopo alcuni tentativi mal riusciti di aprire il portone, l’avventuriero-artista varca la soglia e, in compagnia di un bicchiere di vino bianco e di una consistente porzione di cheese-cake, si appresta ad incontrare le opere d’arte esposte e gli artisti Levi Glass e Frédéric Duval. Una sala di questa antica casa berlinese è dedicata a scatti recenti catturati a Firenze e a Colonia dal primo, mentre in Marocco dal secondo. L’unico punto in comune nella ricerca artistica dei due giovani artisti è l’apparecchio utilizzato, il suo utilizzo infatti è piegato a linee di pensiero che viaggiano su binari differenti. La lettura della realtà di Levi è distorta da superfici riflettenti, quali vetrine, pannelli trasparenti, che impongono un continuo riflettere riflettendosi in esse. Il lavoro di Fredric si presenta, invece, come una rivelazione catartica in seguito ad un’esperienza vissuta in prima persona, dopo la quale ha sentito la necessità di ritrovare la calma perdendosi fra paesaggi sconosciuti di un luogo sconosciuto.

This can't be happening, Installation view

This can’t be happening, Installation view

Nella “sala fumatori”, invece, il video di Frédéric e Levi, Andenken, 2019, è proiettato in loop su un muro bianco. Il volto di Berlino viene cercato indagando i souvenir che la caratterizzano, nelle forme e negli oggetti più disparati. Souvenir che rivestono un ruolo identitario per moltissime città nelle parti più disparate del mondo. Souvenir che tentano di soddisfare quel groviglio di pensieri e interrogativi che si affacciano nella mente del turista-avventuriero che vaga fra le vie di una città che non sia la propria. Souvenir che riducono Berlino alla Porta di Brandeburgo oppure ad un orso multicolore, impedendo alla sensazione di vuoto e immensità di prendere il sopravvento, lasciandoci credere che il cuore di Berlino sia in fondo quello nel mezzo della frase I ❤  Berlin stampata in serie su T-shirt, zaini e borsette.

 

Vanessa Marchegiani

 

This can't be happening, Installation view

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This can’t be Happening / Levi Glass & Frédéric Duval

29.03.2019

in Dieffenbachstraße 31, Kreuzberg, Berlin, Germany

www.leviglass.ca

http://www.frederic-duval.de/index.php?/iss-2/