L’aria di Londra vibra frizzante lungo South Bank in una giornata estiva di primavera in cui le persone affollano i locali vista Tamigi. Si passeggia con lo sguardo all’insù riportato alla realtà dal brusio costante di voci vivaci che creano un’atmosfera quasi magica. In questo vagare, scontrandosi un po’ l’un l’altro sulla riva destra ecco la Tate Modern, tappa obbligata di sosta o di passaggio per gli art lovers curiosi di scoprire qualcosa di nuovo ogni giorno.

Seguendo il flusso di visitatori e l’intuito, si giunge al piano in cui è allestita la mostra Magic Realism: Art in Weimar Germany 1919-33 curata da Matthew Gale, Head of Displays e Katy Wan, Assistant Curator, Tate Modern, visitabile fino al 14 luglio 2019. Ritrovare una parentesi di Germania in Inghilterra desta un po’ di stupore se si è giunti proprio dalla prima e soprattutto se riguarda una parentesi storica particolare come gli anni successivi al termine del primo conflitto mondiale in cui il paese versava in condizioni tragiche.

George Grosz (1893 – 1959) A Married Couple 1930 Watercolour, gouache, pen and ink on paper 505 x 440 mm The George Economou Collection © Estate of George Grosz, Princeton, N.J. 2018.

George Grosz (1893 – 1959) A Married Couple 1930 Watercolour, gouache, pen and ink on paper 505 x 440 mm The George Economou Collection © Estate of George Grosz, Princeton, N.J. 2018.

Il termine Magic Realism venne suggerito dallo storico dell’arte Franz Roh nel 1925 per sottolineare la differenza con l’espressionismo, poiché «the new vision was anchored in the recognisable, but aspired to achieve ‘a magical gaze opening onto a … transfigured “reality”’»[1]. Vi era dunque un ritorno al realismo rappresentato e visto attraverso il filtro della modernità. Fino a che punto dar voce al reale? L’effettivo, il vero, il determinabile si mescolavano all’inspiegabile, al macabro, al violento. Le città sperimentavano un’urbanizzazione crescente divenendo attrattive per la popolazione rurale. Le persone erano stremate dai disastri della guerra, dalla svalutazione del marco, dalla mancanza dei beni primari necessari per vivere. I rapporti di forza sfociavano in un prevaricare violento, legato anche ai nuovi ruoli che iniziavano a crearsi nella società. Uno dei temi ricorrenti sviluppati da alcuni artisti è infatti legato al lustmord o “sex murder”, visibile in Otto Dix, Lustmörder, 1920; Lustmord, 1922 e anche in Rudolf Schlichter, Der Künstler mit zwei Erhängten Frauen, 1924. Le opere esposte sono segnalate poiché rischiano di urtare la sensibilità dei visitatori, nonostante la violenza sia ai giorni nostri visibile e condivisibile su piattaforme digitali con una semplicità banale e per questo spaventosa.  Come afferma Katy Wan nel catalogo della mostra, negli anni del Magic Realism, «the increasing emancipation for women from domestic life and the institutionalization of brothels in military encampments, which Dix notoriously frequented, is also considered to have contributed to visualizations of violence against women. (…) It could be argued that the apparent transgression of convention, whether it be sexual or violent, was a reaction to the changes that the new urban and social reality had facilitated. (…) ».[2] Queste forze sbilanciate si notano anche nella serie di opere d’arte di Dix che riguardano il Circus, luogo di trasgressione, «a liminal space: able, on the one hand, to accommodate outsiders, and on the other, to capitalise on this sense of the exotic and permissive».[3]

Otto Dix (1891 – 1969) Lili, the Queen of the Air (from Circus portfolio) 1922 Etching, drypoint on paper The George Economou Collection © The Estate of Otto Dix 2018

Otto Dix (1891 – 1969) Lili, the Queen of the Air (from Circus portfolio) 1922 Etching, drypoint on paper The George Economou Collection © The Estate of Otto Dix 2018

L’idea finale che si affaccia nella mente del visitatore giunto alla conclusione dell’intenso percorso è di una realtà di equilibri forzati e mancati in cui gli artisti si fanno portavoce di colori e di situazioni sull’orlo del collasso nel quale i protagonisti assumono ruoli dai quali li si vorrebbe discostare, ma ciò non è possibile. Ci si ferma quindi un istante, per riprendere poi, con passo veloce, il ritmo cittadino.

 

Vanessa Marchegiani

 

Josef Eberz (1880 – 1942) Dancer (Beatrice Mariagraete) 1923 Oil paint on canvas 1580 x 785 mm The George Economou Collection

Josef Eberz (1880 – 1942) Dancer (Beatrice Mariagraete) 1923 Oil paint on canvas 1580 x 785 mm The George Economou Collection

Magic Realism: Art in Weimar Germany 1919-1933 / Tate Modern

dal 30 luglio 2018 al 14 luglio 2019

presso la Tate Modern, Bankside, London SE1 9TG, UK, GB

www.tate.org.uk

 

[1] M. Gale & K. Wan, Magic Realism. Art in Weimar Germany 1919-33, Tate Enterprises Ltd, London, 2018 p. 4.

[2] Ivi, p. 38.

[3] Ivi, p. 30.