Londra si è presentata sotto una veste gentile, a tratti radiosa. Il sole le aveva donato maggiore armonia sciogliendo l’atmosfera a tratti gelata che avevo percepito muovendomi fra una via e l’altra durante la mia visita precedente. I parchi erano riempiti da voci, fiori, colori talmente accesi da impregnare le mie stesse vesti e non lasciandomi anche dopo essere andata via. Il bel tempo toglie a volte l’entusiasmo di “andare per mostre”, ma un cartellone di eventi così ricco e diversificato come quello di una città come Londra fa presto cambiare idea. Decido quindi di ritagliarmi una finestra tutta per me dalla quale curiosare per un po’ fra opere d’arte, artisti e orizzonti nuovi. Non ero mai stata alla Royal Academy of Arts prima d’ora e l’edificio, segnalato da drappi rossi, è apparso sul lato sinistro di via Burlington House, che conduce a Piccadilly Circus, luogo di luci e di prospettive incrociate. Un cortile inaspettatamente tranquillo introduce all’interno del maestoso palazzo che ospita al momento due mostre temporanee The Renaissance Nude e Phyllida Barlow RA cul-de-sac.

The Renaissance Nude, organizzata dalla RA e dal J. P. Getty Museum, è ordinatamente allestita al piano più alto dell’edificio, The Sackler Wing of the Galleries, in sale senza finestre. Uno degli obiettivi perseguiti dai curatori Thomas Kren e Per Rumberg è di concedere uno spunto di riflessione sul ruolo assunto dal nudo fra il Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, indagando le variazioni su tema realizzate da artisti rinascimentali. Le 90 opere esposte provengono da differenti aree d’Europa e portano la firma di artista quali Luca Cranach il Vecchio, Albrecht Dürer, Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci e molti altri.

Tema ricorrente di alcuni artisti è lo studio anatomico del corpo umano, come testimoniano le opere raccolte nella sezione Artistic Theory and Practice. Le figure, private dei propri abiti, divengono forme liberate dalla pesantezza di veli, drappi e merletti in cui sono spesso elegantemente sacrificate. Corpi scoperti, in movimento, impressi su carta come il lavoro di Leonardo The Anatomy of the Shoulder and the Neck, c. 1501-11; o quello di Raffaello, The Three Graces, c. 1517-18.

Raphael, The Three Graces, c. 1517-18. Red chalck on paper, 20.3 x 25.8 cm Royal Collection Trust / Her Majesty Queen Elisabeth II 2019

Raphael, The Three Graces, c. 1517-18. Red chalk on paper, 20.3 x 25.8 cm Royal Collection Trust /© Her Majesty Queen Elisabeth II 2019

Leonardo da Vinci, The Anatomy of the Shpulder and Neck, c. 1510-11. Pen and brown ink with wash over paper, 29.2 x 19.8 cm. Royal Collection Trust/ Her Majesty Queen Elisabeth II 2019

Leonardo da Vinci, The Anatomy of the Shoulder and Neck, c. 1510-11. Pen and brown ink with wash over paper, 29.2 x 19.8 cm. Royal Collection Trust/© Her Majesty Queen Elisabeth II 2019

Corpi che rivelano proporzioni e canoni ripresi dalla classicità, dai quale ci siamo oggi allontanati prestando maggior fede alle imposizioni del mercato e alle direttive pubblicitarie volti a rendere inumano l’umano. Fino ad ammirare la Venus Rising from the Sea di Tiziano, così distante dai canoni della nostra epoca e così immortale nel suo non mutare mai forma, come mi era già capitato di riflettere in occasione della mostra “Il classico si fa pop” a Palazzo Massimo a Roma di fronte alla scultura in marmo Afrodite al bagno accovacciata.

Afrodite al bagno accovacciata, Roma, presso via Palermo, Palazzo del Viminale, da un edificio residenziale (1913)

Partendo così da uno spunto circoscritto ad un particolare periodo storico si finisce poi per divagare sulla contemporaneità, sull’oggi fino a perdere i riferimenti temporali e al contempo spaziali. Per acquisirli di nuovo varco la soglia, il limite dello spazio-mostra, e torno a passeggiare fra le vie di Londra osservando con una sensibilità diversa, che si presta a far germogliare nuove idee che diventeranno poi, chissà, degne di nota mentre si viaggia sulla Piccadilly Line o ci si gode un sole gentile in uno dei tanti cortili della Ca’ Granda milanese.

 

Vanessa Marchegiani

 

Dosso Dossi, Allegory of Fortune, c. 1530, Oil on canvas, 179.1 x 217.2 cm. The J. Paul Getty Museum, Los Angeles. Digital image courtesy of the Getty's Open Content Program

Dosso Dossi, Allegory of Fortune, c. 1530, Oil on canvas, 179.1 x 217.2 cm. The J. Paul Getty Museum, Los Angeles. Digital image courtesy of the Getty’s Open Content Program

 

The Renaissance Nude

dal 3 marzo al 2 giugno 2019

presso la Royal Academy of Arts, Burlington House, Piccadilly, Mayfair, London

www.Royalacademy.org.uk