Città della Pieve è un piccolo borgo adagiato sulle alture umbre, la cui architettura risente, in particolare nella scelta dei materiali, della vicina Toscana, dalla quale giungono inoltre echi linguistici che si diffondono sotto forma di un caldo accento. In questa giornata d’aprile, una fiera gastronomica di prodotti tipici invade le vie del centro, voci e profumi si mescolano creando un’atmosfera di festa, di convivio in cui scambiarsi sguardi d’intesa fra una delizia e l’altra. Il tempo sembra scorrere più lentamente anche se nulla accade. Vagando in cerca di nuovi itinerari ci si sente parte di un quadro vivente in cui potenzialmente tutto potrebbe accadere. In questa ricerca sono coinvolti i cinque sensi, che si lasciano modellare prendendo le forme più inaspettate. Sullo sfondo, lo sguardo non si allontana mai dalle vedute, dai paesaggi che Il Perugino, originario della città che portava il nome di Castel della Pieve, dipinse nelle sue opere cinquecentesche. Pietro Vannucci detto Il Perugino, del quale si dice sia stato “un pittore di Santi che non crede ai santi”[1], realizzò molti soggetti sacri su commissione, in un periodo in cui la “scuola umbra” era caratterizzata da una spiritualità delicata, a tratti mistica. Ciò che contraddistingue maggiormente il Perugino è la compostezza delle forme, affiancata da una delicatezza pittorica esaltata dalla purezza dei colori. Colori pastello, luminosi e limpidi che, come si osserva nell’opera conservata nel Duomo, Il Battesimo di Cristo, c. 1510, donano luce alle esili figure minuziosamente dipinte avvicinandole più all’umano che al divino.

Il Perugino, Il Battesimo di Cristo, c. 1510, Duomo di Città della Pieve

Le vedute e le architetture di città sono aperti richiami alle vallate circostanti, come si osserva anche nel singolare affresco L’adorazione dei magi, custodito nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, commissionato all’artista nel 1504 dal sindaco della Confraternita dei Disciplinati della Vergine, chiamati Bianchi per il colore delle loro vesti.

Proseguono gli itinerari fra sorrisi e scorci incantati e presto arriva la sera, fino ad apprestarsi verso casa, lasciando a malincuore questa cittadina,

E fieramente mi si stringe il cuore,

A pensar come tutto al mondo passa,

E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito

Il dì festivo, ed al festivo il giorno

Volgar succede, e se ne porta il tempo

Ogni umano accidente.

(…)[2]

[1] M. Minardi (a cura di), Perugino: presentazione di Carlo Castellaneta, Milano, Rizzoli: Skira, 2004, p. 3.

[2] G. Leopardi, La sera del dì di festa, 1820, https://cultura.biografieonline.it/poesia-sera-del-di-di-festa-leopardi/ (18/05/2019)

 

Vanessa Marchegiani

 

 

Città della Pieve, Umbria, Italia