“Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi gli feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.”[1]

Avevo già letto “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi un’estate di qualche anno fa e ciò che più ricordavo di questo breve romanzo era la limonata ghiacciata. Mi è capitato di rileggerlo quest’anno con esperienze diverse alle spalle e con maggiore consapevolezza di alcune situazioni della vita. Procedendo con la lettura mi sono resa conto di ricordare nulla della trama, nulla della figura del giornalista Pereira, se non della limonata e della calura estiva. Eppure un libro non esaurisce le sue proprietà nutritive per l’anima in una sola lettura e questa ne è una conferma. Dunque ho camminato di nuovo per le vie di Lisbona, sono entrata nella casa di Pereira, salutando prima il ritratto della moglie, ho curiosato nella sede della Redazione culturale del “Lisboa”, ho mangiato un’omelette alle erbe aromatiche sedendomi al Cafè Orquidea. Leggendo, nella mia mente si delineava sempre di più la figura di Pereira e ho imparato a conoscerlo, sostengo, e con lui la sua “nostalgia, di cosa non saprebbe dirlo, ma era una grande nostalgia di una vita passata e di una vita futura, sostiene Pereira.”[2] Ed è stata questa nostalgia a rivelarmi il personaggio, nostalgia che prima o poi a ciascuno di noi capita di provare, alla quale segue una grande difficoltà nel ricostruirsi un presente affacciandosi su un futuro all’apparenza vuoto se confrontato con le affascinanti rovine del passato. Passato che non dovrebbe essere dimenticato, condannato o giudicato, ma portato con sé come il ritratto a testa in su della moglie di Pereira, per far sì che respiri, così che consenta a noi di respirare con lui. Ed è stato poi il manifestarsi dell’evento a rivelarmi il personaggio. Nella vita di Pereira improvvisamente accadde qualcosa che innescò un meccanismo rivoluzionario all’interno della sua confederazione delle anime e fu l’incontro con la vita: il giovane Monteiro Rossi. Assunto di tasca propria per scrivere necrologi (impubblicabili, sostiene) sulla pagina culturale del “Lisboa”, che il giovane redigerà con l’aiuto di Marta, una ragazza dalle idee politiche sovversive in quel luglio del 1938, poiché lo stesso Monteiro Rossi diceva: “io di morte non so scrivere, a me piace la vita, dottor Pereira, e da solo non sarei mai stato in grado di fare necrologi, di parlare della morte, davvero non sono in grado di parlarne.”[3] E l’evento nella vita di Pereira arrivò in quella giornata di sole citata all’inizio e nella vita di ognuno di noi è giunto in chissà quali sembianze, trattenendosi per chissà quanto tempo, consentendoci di riprendere il controllo di noi stessi e di inserirci nella contemporaneità, spazio temporale che finisce per assumere tinte più forti rispetto a quelle scolorite del passato, che si mantengono vivide nei nostri ricordi che custodiamo con cura, aprendoli solo di tanto in tanto. E la limonata, vi direte? Certo, era presente anche durante questa seconda lettura se pur in misura meno prevalente, assumendo significati simbolici differenti di vizio, di rifugio con cui dissetarsi dalle manchevolezze presenti, che cercherà di essere sostituita con dell’acqua gassata su suggerimento del Dottor Cardoso. Quest’ultimo si rivelerà un importante personaggio nel quotidiano di Pereira, dimostrandosi suo complice nella strada verso la conquista di una nuova personalità, suggellata dal passaporto francese, che lo guiderà verso nuovi orizzonti.

 

Vanessa Marchegiani

 

[1] A. Tabucchi, Sostiene Pereira, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, [Prima edizione ne “I Narratori” gennaio 1994] Prima edizione nell’”Universale Economica” maggio 1996, Terza edizione ottobre 1996, p. 7.

[2] Ivi, p. 159.

[3] Ivi, p. 177.