Cristiana, inizierei questa intervista parlando un po’ di Lei, della Sua formazione, dei Suoi interessi, dei Suoi progetti.

Nasco a Terni, inizio a suonare il pianoforte all’età di quattro anni, all’asilo, un po’ per caso con un maestro di musica che ci faceva studiare su delle piccole pianole e da lì mi è piaciuto subito tantissimo, per cui all’età di cinque anni ho iniziato a prendere lezioni private e a dieci anni sono entrata al Conservatorio “G. Briccialdi” della mia città, dove ho svolto gli studi fino ai sedici anni, mi sono diplomata con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore e poi ho continuato il perfezionamento all’estero. In famiglia avevo un nonno che amava la musica, probabilmente il gene musicale l’ho ereditato da lui. Nacque da subito un grande amore per il pianoforte, ero una bambina che amava studiare ed esercitarsi, a volte anche fin troppo. Nessuno mi ha mai obbligato, tanto che ricordo che mi dicevano “Vai a giocare con gli altri bambini” e io “No, mi piace suonare il pianoforte!”, passione che non mi ha abbandonato mai. A sedici anni, dopo il diploma, ho lasciato la mia città per andare a studiare al Mozarteum di Salisburgo, una delle scuole più quotate per la musica classica, poi alla Hochschule der Künste di Berlino per poi continuare alla Manhattan School of Music di New York.

 

Giovanissima ha lasciato Terni, la Sua città natale, affacciandosi su nuove realtà internazionali. Che ricordo conserva della Sua città originaria e più in generale dell’Umbria?

Di Terni, la città in cui sono cresciuta, ricordo veramente con grande gioia gli anni del Briccialdi, c’era una bella atmosfera tra gli studenti. Me lo ricordo come un periodo bello, appassionato, pieno di sogni, di ideali, di voglia di fare, di studiare, sicuramente un periodo molto positivo. Terni, all’epoca, era una città dove c’era cultura, si andava ai concerti, ho il ricordo di una bella infanzia e adolescenza. È chiaro che poi, avendo lasciato Terni, l’Umbria e l’Italia, ho fatto la vita un po’ da esule! [ridendo] Portandomi però sempre l’Umbria nel cuore, perché le radici sono importanti. In Umbria vivono ancora i miei genitori, con cui ho un legame fortissimo. L’Umbria è una terra molto bella, che mi piace anche promuovere attraverso i miei concerti e le mie attività. C’è un rapporto sempre vivo che non voglio perdere. Ecco perché appena posso torno, che sia per la famiglia, per concerti o per il Narnia Festival.

Il Narnia Festival, di cui è da otto anni direttore artistico, è un’interessante iniziativa che coinvolge figure note in ambito internazionale nel campo delle arti e della musica. Com’è nata l’idea? Come mai a Narni?

L’idea è nata circa nove anni fa, un po’ per caso. Venni contattata dal Comune di Narni, città nel cui teatro avevo già suonato tante volte da bambina ma che non frequentavo perché sono cresciuta a Terni e soprattutto non ero più in Italia da anni. Dunque, circa nove anni fa il Comune di Narni mi chiese di inaugurare l’appena ristrutturato, meraviglioso Auditorium San Domenico. Mi sono ritrovata quindi a vedere Narni questa volta con gli occhi da turista, apprezzando improvvisamente tutte le bellezze del territorio che davo un po’ per scontate quando ero piccola. Mi si è presentata una cittadina medievale bellissima, con tanti spazi che sarebbero stati perfetti per fare arte, cultura e musica. Da lì è nata l’idea di un Festival che potesse conciliare le mie due culture, italiana e americana, perché, oltre ad essere nata in Italia, vivo da molti anni in America, sono anche cittadina americana, e apprezzo molte cose della cultura americana. Mi stimolava creare un Festival nell’accezione americana del termine, che racchiude il concetto sia di performance che di campus didattico, in una cittadina medievale, rappresentante la nostra cultura. Unire quindi l’Umbria, la storia, il territorio, le bellezze naturali, la nostra arte e tradizione, ad un’organizzazione americana di Campus, inteso come luogo dove si vive, si dorme, si scambiano esperienze, culture, emozioni, si fa musica, si creano nuove forme d’arte. E così è nato il Narnia Festival, mettendo insieme i miei vari contatti acquisiti in tanti anni di carriera nella musica, soprattutto in America, e coinvolgendo ragazzi da tutto il mondo. Quest’anno abbiamo raggiunto 300 iscritti nelle varie discipline! Nel corso degli anni l’offerta didattica si è ampliata proponendo tanti diversi percorsi. Al momento abbiamo il campus strumentale di alto perfezionamento artistico che include tutti gli strumenti e una branca di esso dedicata ai più piccoli, con il Junior Masterclass; un grande programma vocale che include quattro proposte diverse, fra cui anche il percorso di opera lirica con debutto in importanti produzioni con orchestra; il programma di danza classica, modern e contemporaneo; programmi di lingua e cultura italiana in collaborazione con l’ente non-profit “Italian American Committee on Education”, responsabile della promozione della lingua e cultura italiana negli Stati Uniti per conto del Ministero degli Affari Esteri. Ci sono poi diversi programmi di Cultura e Piacere, poiché uno dei punti di forza del Narnia Festival è anche quello di far conoscere il territorio, organizzando visite culturali per i turisti e per i partecipanti al Festival.

Per quanto riguarda sia l’edizione 2019 che le precedenti, ha notato una crescita personale e non solo professionale dei giovani selezionati durante il periodo del Narnia Festival? La selezione per partecipare alla Scuola di Alto Perfezionamento con quali modalità si svolge?

Per loro è un’esperienza molto bella e formativa. Innanzitutto c’è lo scambio interculturale, tanti i paesi rappresentati sia dagli insegnanti che dagli allievi, con grande confronto di tecniche interpretative ed esperienze diverse. Uno dei punti cardine del Festival è offrire corsi tenuti da insegnanti del massimo livello, insegnanti che provengono dalle migliori università e orchestre del mondo. L’alto livello di insegnamento e di offerta comprende, ad esempio, anche il programma per bambini, per offrire una alta formazione già ai primi passi nella musica. Tantissimi giovani tornano ogni anno, molti diventano amici. Il Narnia Festival diventa così un appuntamento fisso al quale non vedono l’ora di tornare per ritrovarsi e suonare insieme. Poi c’è anche la grande parte aperta al pubblico, quella forse più di “rappresentanza”, con concerti, spettacoli, eventi. Oltre 55 quest’anno!

Per alcuni programmi didattici la selezione è difficile. Nell’opera, ad esempio, i partecipanti vengono selezionati per ruoli ben definiti e vengono quindi fatte delle audizioni molto severe, mentre per altri programmi ci vengono inviati dei video che a noi servono per capire il livello di preparazione e per inserire i ragazzi nei corsi corrispondenti.

E da parte del pubblico invece, com’è stato percepito il Narnia Festival?

Come tutte le cose, quando si inizia ci vuole un po’ di tempo, ma devo dire che i nostri spettacoli sono sempre stati sold out, addirittura con liste d’attesa di prenotazioni. Nel corso degli anni ho notato un aumento di pubblico da fuori Narni e Umbria, soprattutto da Roma e dagli Stati Uniti; quest’anno c’è stata una coppia che è arrivata addirittura da Salsomaggiore [in provincia di Parma] solo per ascoltare un concerto. Quest’anno abbiamo anche debuttato a New York alla prestigiosa “Carnegie Hall” e dal prossimo anno proporremo dei programmi di concerti, eventi e masterclass in varie città del mondo per portare il nome del Narnia Festival e dell’Umbria all’estero, e al tempo stesso offrire occasioni di crescita e di confronto con realtà diverse dalla nostra. Tutto ciò aumenta la visibilità del festival e di conseguenza l’affluenza di pubblico a Narni da aree geografiche diverse.

Quale ruolo rivestono le arti visive nel programma del Narnia Festival? Sono state organizzate delle mostre nel corso dell’edizione 2019?

Tra i vari eventi del Festival proponiamo da anni anche la collettiva Made in Umbria, volta a promuovere artisti umbri o artisti che si sono ispirati all’Umbria. Da quest’anno, su interesse del nostro direttore musicale, nonché medagliato olimpico di canottaggio, Maestro Lorenzo Porzio, abbiamo iniziato anche una collaborazione con il CONI e abbiamo proposto due mostre sulla scherma e sul pugilato, a suggellare il fatto che lo sport condivide gli stessi valori e ideali della musica. E quest’anno c’è stata anche una mostra sull’ambiente e sull’ecosostenibilità, con 37 Roll-up allestiti in tutta Narni. Inoltre organizziamo presentazioni di libri, eventi artistici multisensoriali e concerti-racconto con conferenze introduttive anche in lingua inglese. Questo e molto altro è il Narnia Festival! Durante il periodo del festival, Narni si tramuta in una cittadina di carattere rinascimentale, colma di arti, di cultura, di sperimentazione. Mi preme dire che tutti gli spettacoli proposti sono creati per il Narnia Festival al Narnia Festival, non importo quasi mai prodotti già preesistenti. Così facendo si innesca una bella sinergia fra musicisti, attori e danzatori presenti al Festival. È una creazione costante, e questa è la cosa più stimolante per me. Ogni anno mi devo mettere in gioco per creare un cartellone differente ed interessante, coinvolgendo tutti i partecipanti.

Si respira quest’aria di novità, c’è un’atmosfera più viva a Narni grazie al Festival…

Sì, e ne sono felice. Anche dal punto di vista economico il Festival porta delle importanti ripercussioni sul territorio, è una manifestazione di lunga durata (3 settimane) e fa ottenere il tutto esaurito a strutture alberghiere, ristoranti, esercizi commerciali. Lo ritengo quindi un grande aiuto e uno stimolo al territorio.

Il Festival si fa conoscere ogni anno di più. Che riscontro ha avuto da parte dei Suoi colleghi musicisti e dalle altre personalità note a livello internazionale che hanno dato il loro contributo nel corso dell’edizione 2019 e delle edizioni passate?

Con i colleghi si instaura un bellissimo rapporto. Moltissimi di loro sono ormai degli abitué, si conoscono fra loro, si ritrovano al Festival e nascono progetti anche al di fuori del Festival. Si lavora bene insieme. Molti sono stranieri, amanti dell’Italia, che poi scelgono di trattenersi per vacanze, anche con le loro famiglie. È bello avere persone da tutto il mondo poiché lo scambio avviene a livelli molto alti. Ogni anno aumentiamo la proposta didattica, ci sono sempre nuovi artisti che entrano a far parte della grande famiglia del Narnia Festival. Quest’anno, ad esempio, abbiamo ampliato l’offerta dei corsi di Musical con insegnanti direttamente da Broadway e nel campo della musica contemporanea, con la creazione di nuovi lavori ed esecuzioni in prima assoluta. Anche il nostro programma di opera è cresciuto moltissimo, quest’anno abbiamo portato a Narni la Carmen di Bizet nell’innovativo allestimento contemporaneo della regista Andrea DelGiudice, allestimento che aveva debuttato con grande successo a New York.

Quali sono le idee, i progetti per l’edizione 2020 del Narnia Festival?

Sicuramente, grazie al sostegno della Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta dal Professor Avvocato Emmanuele F.M. Emanuele, andremo ad ampliare il programma internazionale, per portare nel mondo programmi didattici e concerti, scambi interculturali ed esperienze formative, insieme al nome del Narnia Festival, dell’Umbria, alla nostra cultura, storia e tradizioni.  Il Festival continuerà a crescere a Narni e in Umbria, ma ormai è pronto per estendersi a confini più lontani. A New York abbiamo già pianificato una settimana di eventi a marzo 2020, ora stiamo lavorando per arrivare in Asia, toccando anche la Russia entro la fine del 2020.

E per quanto riguarda il Suo lavoro?

Il mio lavoro mi porta ad essere attiva tutto l’anno. Al momento sono in Italia, settembre è un ottimo mese per lo studio, per preparare nuovo repertorio, prima che cominci la stagione concertistica, ma già dal mese di ottobre riprenderò a viaggiare tra Italia e Stati Uniti (ho vari concerti pianificati a New York, tra cui anche alla Carnegie Hall il 19 novembre, Boston, nell’Oklahoma, California, Texas), poi con il nuovo anno sarò anche a Londra e in Colombia. In Italia a Roma, Firenze, Milano, Torino, Napoli…

Sempre in movimento…

Sì, ed è questo il bello della mia attività! Progetti che faccio con tanta passione. Mi ritengo anche molto fortunata perché ho il privilegio di fare ogni giorno ciò che più amo.

 

Vanessa Marchegiani

 

www.narniafestival.com

www.narniaartsacademy.com

www.cristianapegoraro.com

In cover: Cristiana Pegoraro, Carnegie Hall, New York, USA

Articolo aggiornato il 25.09.2019

 

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Teatro Mancinelli, Orvieto, Italia

Duomo di Orvieto, Italia

Mondello, Palermo, Italia

Cristiana Pegoraro con Emanuela Aureli, Narnia Festival 2018

San Domenico – Auditorium Bortolotti, Narni, Italia

Carnegie Hall, New York, USA

Cristiana Pegoraro con Massimo Giletti e Lorenzo Porzio, Narnia Festival 2018

Teatro Mancinelli, Orvieto, Italia

San Domenico – Auditorium Bortolotti, Narni, Italia

San Domenico – Auditorium Bortolotti, Narni, Italia

San Domenico-Auditorium Bortolotti, Narni, Italia

San Domenico-Auditorium Bortolotti, Narni, Italia

Auditorium Parco della Musica, Roma, Italia

Sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, New York, USA

Il Cairo, Egitto

Vincitrice del XXXI Premio Bellisario, Roma, Italia

Basilica Superiore di San Francesco, Assisi, Italia