Si giunge a Parigi e si viene travolti dalla vivacità della vita che scorre e non si arresta. E nonostante sia già la terza o la quarta volta ci si sente emozionati e curiosi come fosse la prima. Perché in fondo ogni viaggio è diverso e Parigi cambia come il proprio sé e come gli accompagnatori di ogni avventura.

Se la si osserva dalla vetta della collina di Montmartre, in una serata ventosa e di primo inverno, Parigi è un’infinità di luci che confondono e rassicurano insieme.

Se la si ammira dalla terrazza delle famose Galerie Lafayette, in un primo pomeriggio piovoso di inizio inverno, Parigi è immersa nella nebbia e il profilo della Tour Eiffel si manifesta all’orizzonte.

Se la si scruta dalla Senna invece, in una serata limpida di primo inverno, Parigi è maestosa e oscura e richiama alla mente i dettagli colti nei libri di Victor Hugo, lasciando libera la fantasia di creare storie e suggestioni.

 

Cercando il volto di Parigi

Il volto di Parigi che emerge invece dopo una visita in alcune delle immense sale del Musée du Louvre è di una città che accoglie milioni di turisti provenienti da tutto il mondo e che si ritrovano all’interno di uno stesso edificio. L’entità astratta dei numeri e delle statistiche diviene concreta. Il museo, si direbbe, perda quasi lo status di luogo per diventare uno spazio non fisico, ma uno stato d’animo in cui il tempo si dilata fino a scomparire del tutto, in cui i confini territoriali e temporali cessano di esistere. Passeggiare fra le sue innumerevoli sale e trovarsi di fronte a centinaia di migliaia di capolavori senza avere il tempo necessario per ammirarli con la dovuta accortezza. Muoversi e camminare diviene automatico, non ci si può fermare, si vuole soltanto vedere tutto e soprattutto le opere più famose. Opere segnalate in una mappa che la maggior parte dei visitatori dispiega con sicurezza ed accantona solo per pochi istanti una volta raggiunte le varie mete, il tempo di scattare una fotografia.

Sala affollata del Museo del Louvre

Parigi, Musée du Louvre, La Venere di Milo, (c) Vanessa Marchegiani

Opere che appaiono alla vista in modo improvviso e meraviglioso, come la scultura The Winged Victory of Samothrace che, osservandola dall’inizio della scalinata al cui termine essa è posta sembra spiccare il volo di fronte ai nostri occhi. Seguendo l’itinerario della Hall of Fame si giunge infine nella sala in cui è conservata la Mona Lisa. Il prezioso dipinto non si può che ammirarlo con rapidità vista la distanza alla quale ci è imposto di rimanere. La sala è tuttavia tappezzata di opere d’arte meravigliose come ad esempio The Adulterous Woman di Lorenzo Lotto, che ci si chiede come mai non siano inserite nella cartina dei capolavori da scovare.

 

Stati d’animo. Gli addii 1

Una sala del Museo del Louvre di Parigi con differenti sculture antiche

Parigi, Musée du Louvre, (c) Vanessa Marchegiani

Esausti si lascia il Musée du Louvre con la promessa di ritornare di nuovo per finire di visitarlo una volta per tutte. La stessa con la quale si lascia ogni città del cuore, nelle quali il tempo non basta mai e in cui si finisce sempre per ritornare varcando la soglia della realtà o del ricordo senza comprenderne in fondo bene la differenza. Si lascia una città e con essa le amicizie che vivono fra i suoi vicoli, le esperienze vissute, le risate vivaci e le gioie del cuore. Si lascia una città gonfi di tristezza e di gioia per quanto si deve a quell’esperienza consapevoli, tuttavia, della nostalgia del tempo che fu e che più non sarà.

 

 

Vanessa Marchegiani

 

 

 

1Umberto Boccioni