Capita a volte di finire un libro con la sensazione di terminare un viaggio, di lasciare un amico speciale. Durante questo periodo di insolita quarantena ho intrapreso nuove sfide. Mi sono immersa nelle pagine della biografia di Paula Modersohn-Becker narrata dalla scrittrice Marie Darrieussecq in «Hiersein ist Herrlich. Das Leben der Paula Modersohn-Becker». Traducendo il titolo ho avuto un momento di perplessità nel definire questo “essere qui è meraviglioso”. Leggendo il libro ho notato come questa citazione fosse presa da una lettera di Paula inviata durante il suo soggiorno a Parigi, ed ho finalmente compreso.

Ho incontrato Paula per la prima volta in una sala della Kunsthalle di Brema e l’ho ritrovata poi in un’opera dell’artista Jenny Holzer nel museo a lei intitolato nella Böttcherstraße. Al Louvre ho osservato i piccoli Mumienporträts a cui rimandano alcuni dei suoi autoritratti. Passeggiando fra le sale del Museo Rodin ancora non sapevo nulla di Paula. Non ero a conoscenza del suo viaggio a Meudon, avvenuto quasi un secolo fa, per far visita al geniale Auguste Rodin. Rivelatorio è stato anche scoprire della sua amicizia con il poeta Rilke, della loro corrispondenza e del “Requiem «Für eine Freundin»” del 1908 a lei dedicato.

Fra le pagine del libro ho dunque respirato l’aria frizzante di Parigi, il cui solo ricordo toglie il fiato. Ho condiviso l’impazienza della giovane Paula nel lasciare la piccola Worpswede per potersi specchiare di nuovo nella Senna. Il dedicarsi completamente al lavoro è il filo rosso della sua vita. Le interferenze e le convenzionalità del mondo esterno la toccano senza attraversarla. Lei desiderava soltanto dipingere a Parigi.

Paula nella contemporaneità

Nel corso della storia affiorano le difficoltà legate alla ricezione delle sue opere nel corso della sua vita e nella contemporaneità. La scrittrice propone interessanti spunti di riflessione legati alla disparità nella presenza delle artiste nei musei e alle difficoltà che i loro dipinti trovano nel lasciare i depositi alla volta delle sale piene di luce. Toccante è l’episodio della liberazione delle venti tele di Paula dal deposito del museo a Wuppertal. Dal punto di vista stilistico pone in evidenza come siano differenti le figure di donna ritratte dagli uomini rispetto a quelle ritratte da loro stesse o da altre donne. Racconta della libertà di Paula Modersohn-Becker di dipingersi nuda fino ai fianchi in Selbstbildnis am 6. Hochzeitstag, la cui unica predecessora si presuma sia Artemisia Gentileschi in Susanna e i vecchioni[1]. Narra le vicende della sua vita privata, racchiuse nella preziosa corrispondenza in parte conservatasi finora, del suo matrimonio, del suo rapporto con la maternità.

«Ich lebe, glaube ich, sehr intensiv in der Gegenwart» [Io vivo, credo, molto intensamente nel presente]  afferma Paula[2] tuttavia è difficile non situarla nella contemporaneità anche ad un centenario dalla sua morte.

 

Vanessa Marchegiani

 

[1] Marie Darrieusecq, Hiersein ist Herrlich. Das Leben der Paula Modersohn-Becker, 2019, Secession Verlag für Literatur, Zürich, p.100.

[2] Ivi, p.79.

In cover: Paris, 2019, (c) Nima Zargham

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