Passeggiando per le vie della cittadina portuale di Bremerhafen soffia un forte vento anche d’estate, si respira aria salmastra. Scrutando l’orizzonte penso ai 7,2 milioni di persone che sono emigrate in Canada, negli USA, in Brasile, in Argentina, in Australia, alle quali è dedicato il museo Deutsches Auswandererhaus che ne ripercorre le biografie e l’esperienza del viaggio. Antistante l’ingresso del museo, alcune pietre del selciato commemorano la partenza di alcuni viaggiatori indicandone la destinazione di arrivo. Giunta all’interno noto con curiosità l’allestimento delle sale che, grazie agli arredi, alla documentazione ed alle fotografie, ricostruisce le ambientazioni perdute facilitando l’immersione nel contesto storico. L’itinerario di visita invita a ricostruire le biografie di alcune delle persone che hanno lasciato la propria terra alla volta dell’ignoto. Mi vengono affidate le storie di due donne che lasciarono il conosciuto nel 1925 e nel 1942 per iniziare una nuova fase di vita. Seguire le vite di Johanna e Melitta si rivela più difficile del previsto a causa dell’esclusiva presenza dei racconti biografici in lingua tedesca ed alla fruizione dei contenuti audio e video non adeguate alla situazione di cautela legata alla pandemia.

Auswanderung Erfahren

Nella sala dei sette milioni sembra di essere in un antico salotto, nelle cui cassettiere di legno si nascondono i segreti delle vite di coloro che sono salpati dal porto di Bremerhafen. Numerosi i motivi, di cui si legge nei reperti storici dell’epoca, tipica la destinazione: gli Stati Uniti d’America, con forte prevalenza verso NYC. Tuttavia questo museo si occupa anche di mostrare il processo inverso di migrazione, ossia di ripercorrere i passi di coloro che hanno scelto nella Germania il luogo in cui continuare il loro percorso di vita. Proposito interessante che potrebbe rivelarsi più esaustivo se corredato da interviste, testimonianze di viaggio, di coloro che nell’immediato presente si trovano in Germania con alle spalle una storia di migrazione. Uscita dal museo porto con me la consolazione e la consapevolezza che esistono mille vie, direzioni, strade, che l’itinerario di viaggio delle nostre vite può cambiare bruscamente direzione salpando da un piccolo porto per giungere al centro del mondo, che per ognuno di noi è il luogo in cui ci si sente, a volte, a casa. Porto con me il coraggio, la determinazione e la follia che hanno mosso ogni donna ed ogni uomo a voltarsi indietro per un’ultima volta ad osservare la terra ferma allontanarsi ed a sentirsi parte di un orizzonte illuminato dalla speranza. Serbo nel cuore l’aver passeggiato fra le vie del porto per mano con la mia famiglia e l’averla osservata partire rimanendo dove sono ora, con la mano tesa in segno di saluto e di vicinanza, rimanendo qui dove sono ora, cercando di capire in che direzione muovere il prossimo passo.

 

Vanessa Marchegiani

 

Ausstellungsraum „Galerie der 7 Millionen“ © Deutsches Auswandererhaus / Foto: Stefan Volk

Ausstellungsraum „Galerie der 7 Millionen“ © Deutsches Auswandererhaus / Foto: Stefan Volk

 

Außenansicht des Museums © Deutsches Auswandererhaus / Foto: Kay Riechers

Außenansicht des Museums © Deutsches Auswandererhaus / Foto: Kay Riechers

 

In cover: Frank Varga, Auswandererdenkmal auf dem Willy-Brandt-Platz, Bremerhafen, (c) Vanessa Marchegiani

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