Cammino lentamente per non destare le vie di Palermo dalla loro quiete mattutina. Osservo la città svegliarsi in una calda domenica di settembre, per me la prima al museo dopo tanto tempo. A destra della chiesa dell’Olivella la mia destinazione: il Museo Archeologico Antonio Salinas. Narra Isidoro la Lumina: “Nacque il Museo nel 1823, quando scoperti i frammenti delle famose metope Selinuntine, si diede opera a raccoglierli nell’edificio della Regia Università degli Studi: al 1827 istituita la  Commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia, gli scavi, cominciati regolarmente a praticarsi, diedero poi altri frammenti di quelle metope, e nuovi pezzi archeologici trovati a Solunto, a Tindari e altrove, unendovisi anche il dono fatto dalla Corte di oggetti rinvenuti a Pompei e di alcuni bellissimi vasi Agrigentini.”[1]

Sono arrivata da qualche giorno a Palermo e mi sento disorientata. Mi accorgo di continuare a cercare tracce di città siciliane in precedenza visitate, senza alcun successo. Cerco degli indizi al museo archeologico che mi aiutino a costruire il volto della città. La visita si svolge nel rispetto delle norme volte a contenere la diffusione del corona virus. Si passeggia distanziati nei cortili e ci si sofferma ad osservare i reperti archeologici senza togliere la mascherina. Ecco le metope citate da Isidoro la Lumia. Queste si trovavano nella cinta difensiva della città di Selinunte per essere poi successivamente posizionate nella parte superiore del tempio. Palermo insieme a Solunto a e Mozia venne colonizzata dai Fenici nel VIII sec a.C. La parte orientale dell’isola venne invece occupata dai Greci nel VII sec. a.C. Mentre attraverso secoli di storia non posso far altro che pensare a come questa città sia sopravvissuta, abbia mutato, abbia cambiato volto più volte per assumere quello che osservo io oggi. Tracce del passato si susseguono di fronte ai miei occhi ed io non riesco a sentirmi parte né di ciò che fu e tantomeno di ciò che è o sarà.

Trovo la mia via del ritorno. Mi dirigo verso il Teatro Massimo, il mio punto di riferimento nella città, nel quale andrò ad ascoltare delle sonate per pianoforte dopo tanto tempo. In questo tempo mi sono riappropriata di piccole libertà, ho riascoltato il suono del mare leggendo l’imprescindibile romanzo “Il Gattopardo” non riuscendo in fondo però ad interrompere l’ansia della pandemia.

 

Vanessa Marchegiani

 

Piazza Pretoria, dettaglio di una scultura di donna

Palermo, Piazza Pretoria, 2020, (c) Naomi Kikuchi

 

[1] Isidoro La Lumia, Palermo. Il suo passato, il suo presente, i suoi monumenti, Rotary Palermo Nord, Palermo, 1984