Pensare che la mostra del periodo metafisico dell’artista “De Chirico Magische Wirklichkeit” alla Kunsthalle di Amburgo non sia aperta al pubblico mi inquieta perché immagino l’immobilità di quegli spazi in dialogo con le opere stesse. L’attesa imprigionata nell’immobilità assume caratteri spettrali e rimane un enigma. L’enigma di questo periodo storico è il momento stesso. Lasciandoci trasportare dall’immortalità delle tele di Giorgio De Chirico immaginiamo di osservare con gli occhi del presente le sue composizioni metafisiche. Eppure, attraversando i confini dello schermo del computer, non riusciamo a varcare la linea di confine della tela. Non ci resta così che scendere in strada, sostare al centro di una piazza, giungere nei pressi di una stazione ferroviaria per soffermarci nell’istante in cui siamo immersi, ascoltandolo. Noteremo come le ombre degli edifici mutino minacciose seguendo i movimenti del sole, come l’acqua zampilli ritmicamente dalla fontana, come le voci siano mascherate dai dispositivi di sicurezza che indossiamo all’aperto.

Giorgio de Chirico (1888–1978) Der Lohn des Wahrsagers (La Récompense du dévin), 1913 Öl auf Leinwand, 135,6 x 180 cm Philadelphia Museum of Art, Louise and Walter Arensberg Collection, 1950 © VG Bild-Kunst, Bonn 2019 / Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Rome Foto: © Philadelphia Museum of Art, Louise and Walter Arensberg Collection, 1950, 1950-134-38

Giorgio de Chirico (1888–1978)
Der Lohn des Wahrsagers (La Récompense du dévin), 1913
Öl auf Leinwand, 135,6 x 180 cm
Philadelphia Museum of Art, Louise and Walter Arensberg Collection, 1950
© VG Bild-Kunst, Bonn 2019 / Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Rome
Foto: © Philadelphia Museum of Art, Louise and Walter Arensberg Collection, 1950, 1950-134-38

 

E tornando con il pensiero ai quadri di De Chirico, improvvisamente vedremo riversarsi in essi la nostra percezione della realtà. La spaventosa solitudine delle vie, degli aeroporti, dei musei e di noi stessi che, fermandoci, ci osserviamo dentro. Non ci resta che entrare nell’enigma del momento ed osservarci dentro per poter ospitare in noi la rivelazione come specchio della vita che lo percorre. E lo spazio diviene immobile se la vita cessa di scorrere in esso e la vita cessa se relegata in uno spazio. L’idea di una piazza, di una stazione è più simile alla realtà se la persona che la attraversa è reale. Eppure, l’enigma del nostro tempo è nel momento che, nonostante l’etimologia del termine rimandi alla radice latina movere, è statico, spettrale. Da qui l’immortalità delle sue opere e del concetto di enigma, di cui Giorgio De Chirico stesso scrisse nel 1913 in seguito alla rivelazione  in piazza Santa Croce a Firenze, che diede vita all’opera Enigma di un pomeriggio d’autunno.

 

Vanessa Marchegiani

 

Bibl.: Conoscere De Chirico: la vita e l’opera dell’inventore della pittura metafisica / a cura di Isabella Far De Chirico e Domenico Porzio; con saggi di Alain Jouffroy, Wieland Schmied, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Milano: Arnoldo Mondadori, 1979.

 

In cover: Palermo, marzo 2020, (c) Naomi Kikuchi